salice piangente

In questi giorni di quarantena, nel nostro giardino, un grande saggio protegge le mie giornate e si prende cura dei miei sbalzi d’umore. Eccolo ve lo presento: è un grande salice piangente (Salix Babylonica). E’ una pianta originaria del nord della Cina che è arrivata in Europa nel 1692 e da quel momento abbellisce i giardini delle nostre case e dei parchi urbani. L’aggettivo piangente richiama per i più la tristezza, ma non ho mai condiviso questa definizione, io l’ho sempre trovato un albero consolatorio, rassicurante e affascinante. Ho fatto un paio di ricerche e mi sono imbattuta in una leggenda giapponese che modifica questa visione e avvalora le mie sensazioni.
La storia ha come protagonista Shirobei Akiyama un medico giapponese fondatore del Jujutsu, un arte marziale Giapponese nata circa nel 1400. Dopo aver soggiornato per lungo tempo in Cina per studiare la medicina tradizionale, le tecniche di rianimazione e le tecniche di combattimento di questo paese, tornò in Giappone ma, le tecniche che proponeva, non ebbero il successo da lui sperato, così si ritirò in meditazione per cento giorni in un monastero circondato da numerosi  alberi.

salice piangente

Durante una forte nevicata notò che i rami di molti alberi grandi e forti si erano spezzati sotto il peso della neve. Solo un albero aveva resistito: il salice! I suoi rami flessibili infatti, si piegavano lasciando cadere la neve. Akiyama ebbe, grazie al salice, l’intuizione, che sta alla base della pratica del Jujutsu tradizionale. La cedevolezza, la non resistenza, la flessibilità e l’efficacia del combattimento si ottiene assecondando un attacco e non fronteggiandolo direttamente, lasciandone scorrere via la forza come fa il salice con la neve. Non opporre resistenza alla realtà dei fatti è anche il principio cardine della mindfulness e dei più importanti approcci olistici alla vita e al benessere. Cedevolezza non significa arrendevolezza. Il salice lascia cadere la neve e, liberatosi dal suo peso, torna alla sua forma originale. Non resiste ma mette in atto un comportamento resiliente, perché se volesse resistere, sprecherebbe molte energie in una lotta senza speranza, non sarebbe in grado di fermare la neve. Ecco che il salice diventa per noi un “maestro”, dal salice possiamo imparare a farci trasportare, attraversare dagli eventi, a piegarci ma a non spezzarci.
Claudia